• Alice Pedrazzi

Evitare (almeno) il prevedibile. Per una FaseDue di aperture e non chiusure


Dovrebbe essere uno degli obiettivi (e imperativi) principali in ogni situazione, ancora più nella gestione di una emergenza come quella che il nostro Paese sta affrontando dal 22 febbraio. Eppure, evitare almeno il prevedibile sembra essere una virtù rara.

Non ci si è riusciti, ad esempio, nella gestione dell’erogazione dell’Indennità Covid-19, più nota come Bonus da 600 euro, previsto dal Governo nel Dl Cura Italia (n.18 del 17 marzo 2020) ed erogato dall’Inps, come sostegno al reddito per il mese di marzo 2020 in favore di lavoratori autonomi, liberi professionisti, collaboratori coordinati e continuativi le cui attività sono state fortemente colpite dall’emergenza Covid-19. Per dirla in breve: una indennità destinata perlopiù a commercianti ed artigiani che dall’11 marzo, con le norme sul distanziamento sociale che disponevano la chiusura delle loro attività, si sono trovati a fatturato zero, dall’oggi al domani.

Ecco, non si è riusciti, in questo caso ad evitare il prevedibile: che il sito dell’Inps andasse in tilt, preso d’assalto da chi era a zero reddito da settimane.

“100 domande al secondo per il bonus da 600 euro”, ha dichiarato la stessa Inps, nel giorno di apertura della procedura telematica per la richiesta, il 1 aprile (che, forse, anche scegliere un giorno diverso da quello del Pesce d’Aprile…)

Un tale affollamento era però prevedibile, per una misura annunciata settimane prima (almeno due) di diventare operativa, in grado di dare quel minimo – largamente insufficiente ma pur sempre vitale, perché tra zero e seicento, la differenza è del 600% - di liquidità ai milioni di imprenditori che si sono trovati, improvvisamente, da un giorno all’altro, ad incasso zero. Repetita iuvant: milioni di imprenditori e lavoratori che si sono trovati, da un giorno all’altro, ad incasso zero.


Ma la “ressa telematica”, con conseguente stress e ansia dei richiedenti si sarebbe potuta certamente prevedere e forse evitare. Con una semplice e fin troppo banale operazione di buon senso che, anche a scriverla, vien quasi da sorridere (o da piangere) al pensiero che nessuno ci abbia pensato.

Se, come ha detto il presidente dell’INPS Tridico, “non c’era fretta” perché quello del 1 aprile non è stato un “click day” e le risorse basteranno per tutti (e, oggi, speriamo che una cosa del genere sia stata detta con assoluta certezza e cognizione di causa, visto che i 600 euro non sono stati ricevuti ancora da tutti quelli che ne hanno fatto richiesta), non si poteva organizzare la presentazione delle domande (se proprio non c’era modo di evitarla, procedendo “d’ufficio” ad accreditare il bonus agli aventi diritto), che so, andando in ordine alfabetico?

Il primo giorno dalla A alla C, il secondo dalla D alla F...e così via. È stato fatto, intelligentemente, per il ritiro delle pensioni, per scongiurare il pericolo assembramenti. Anche l’assembramento informatico si sarebbe potuto evitare, soprattutto perché fatto altamente prevedibile. O no?

Che poi, evitando il prevedibile, magari si sarebbe evitato pure l’imprevedibile. Cioè che il sito dell’Inps, soffocato da centinaia di migliaia di domande in contemporanea, impazzisse e, ai fortunati che pur riuscivano miracolosamente ad accedere, mostrasse, anziché la propria anagrafica, quella di altre persone, facendone così vedere (e maneggiare) tutti i dati sensibili.

Il prevedibile, allora, cerchiamo di evitarlo almeno con la “Fase Due”. Perché è chiaro a tutti che regole per la riapertura fumose, poche chiare, o – peggio – inattuabili dal punto di vista organizzativo o insostenibile da quello economico, genereranno l’effetto opposto, costringendo migliaia di piccole attività commerciali ed artigiane, del commercio, della ristorazione, del turismo a chiudere per sempre.

E’ (più che) prevedibile, infatti, che l’effetto di misure che incrementano i costi a fronte di una certa diminuzione del fatturato, portino alla chiusura. Possiamo evitarlo?




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Creato il 25 aprile 2020